Attività in carcere

Seguiamo le persone ospitate negli Istituti Penitenziari organizzando corsi individuali e di gruppo.

Percorsi di consapevolezza

Le persone detenute

La peculiarità della nostra Onlus consiste nell’organizzare gruppi ed incontri individuali con le persone ospitate negli Istituti Penitenziari.

I contenuti degli incontri si delineano all’interno dell’epistemologia buddhista, con riferimenti spirituali e scientifici relativi alle caratteristiche dei fenomeni universali, alla conoscenza della mente e del sistema corpo-mente, delle principali afflizioni e della loro gestione.

Tracce di Percorsi

Istituto di Milano Bollate

Libri e Materiali Audio

I membri dello staff operativo nelle varie carceri integrano il lavoro sul campo con materiale di lavoro: testi, fotocopie, CD, DVD e files in USB qualora sia permessa dalla Direzione. Il materiale di riferimento rimane sia ai singoli partecipanti che nelle biblioteche dei reparti.

LPP Italia: la nostra offerta corsi

All’interno di questo vasto contenitore, ogni gruppo si differenzia sia in base alle specificità proprie e dell’Istituto che alla formazione del conduttore. La linea comune, presente ovunque, è il richiamo continuo alla consapevolezza, alle pratiche che la sostengono e alla meditazione, condotta e trasmessa secondo metodologie differenti, sempre in relazione alla tipologia dei partecipanti e all’esperienza dei nostri operatori qualificati.
I corsi si presentano come lavori sulla salute mentale, come rimedio o come prevenzione a quei particolari stati psicopatologici che si evidenziano in ambiente penitenziario. Le diversità dei soci operatori della Onlus divengono una ricchezza e si complementano grazie ad un continuo coordinamento e confronto. Le tematiche dei percorsi vengono redatte con un progetto di massima, scritto e accordato con la Direzione e con l’educatore di riferimento in seguito ad alcuni incontri di conoscenza; nella scelta dei temi si lascia ampio spazio all’emergere dei bisogni dei partecipanti e alle riflessioni riportate.
I gruppi, sempre a cadenza settimanale, si strutturano con percorsi aperti o chiusi, con una durata temporale o continuativi; date le particolari caratteristiche del contesto, si è preferito non basarsi su format prestabiliti (Mindfulness) che rimangono comunque come modelli di ispirazione. Laddove è possibile relativamente al background del conduttore, è inserito un lavoro sul corpo tramite pratiche di yoga.
In parallelo agli incontri di gruppo vengono affiancate sedute individuali di counseling o di sostegno terapeutico, sempre in base alla formazione di chi conduce; le sedute individuali sono condotte anche con persone che non partecipano ai gruppi.

  • L’utilizzo della consapevolezza e delle tecniche meditative nell’incontro con le emozioni distruttive: loro gestione e scoperta delle risorse interiori.
  • I veleni della mente: attaccamento, rabbia ed ignoranza . Come riconoscerli e quali antidoti applicare.
  • Gli impedimenti alla consapevolezza nella vita quotidiana in reparto.
  • La consapevolezza dell’esistenza della sofferenza e della sua genesi: rompere le catene del male.
  • Reati e meccanismi di identificazione nel ruolo; l’avvio del processo di disidentificazione.
  • Pratiche di consapevolezza e meditazione sui fantasmi del passato e del futuro (colpe e rimpianti, ansie e paure); la realtà dell’impermanenza e il recupero del tempo presente.
  • Mente stabile e cuore aperto: meditazione di stabilizzazione e sulle qualità interiori (equanimità, amorevole gentilezza, compassione, gioia).
  • Elementi di pratica meditativa: Vipassana, Shamata, tecniche di visualizzazione e di rilassamento, meditazioni sulle afflizioni mentali e per la vita quotidiana meditazione sulla sofferenza mentale e fisica /lasciar andare / accettazione e rassegnazione.
  • Pratiche di yoga.
  • Riparazione e perdono

Progetto Nuovi Giunti

Nell’estate 2014 alcune Associazioni presenti da anni nella realtà carceraria in vari Reparti e con differenti mansioni si sono costituite in Rete che ha vinto un bando di volontariato. Scopo della Rete è attivare progetti comuni all’interno dei quali coinvolgere operatori provenienti dalle quattro Associazioni e quindi aventi competenze differenti e complementari che costituiscono così un valore aggiunto.
Punto di partenza è il Progetto Nuovi Giunti che nasce in tutela delle persone che giungono in Istituto Penitenziario, o per la prima volta o in seguito ad altre carcerazioni presso altri luoghi. In ogni caso il momento dell’ingresso costituisce un fattore traumatico importante nella vita della persona che si vede privata della propria libertà, sottoposta ad un regime di vita che spesse volte conduce a fenomeni reattivi, descritti, in ambito di psicopatologia carceraria nei termini di “sindrome da ingresso”.
Al fine di tutelare l’integrità psico-fisica delle persone detenute, l’Amministrazione Penitenziaria ha decretato la necessità di istituire un servizio Nuovi Giunti, successivamente ampliato nella formulazione del “Servizio di accoglienza”, servizio multidisciplinare volto ad accogliere, conoscere e quindi conseguentemente prevenire eventuali rischi suicidari, di autolesionismo o di altri fenomeni morbosi. (Circolare DAP novembre 2011).
Secondo i dettami amministrativi, il Servizio è da strutturarsi nelle Case Circondariali (detenzione in attesa di giudizio), ma è altresì auspicabile nelle Case di Reclusione (pena definitiva). L’attuazione del decreto non è sempre operativa negli Istituti italiani, o in modo frammentario.
Nell’ottica delle Rete di Associazioni, lo scopo del Progetto Nuovi Giunti non consiste tanto nell’applicazione del decreto (che in quanto tale richiede un’èquipe specialistica), bensì sperimentare un modello di accoglienza – informazione – formazione con incontri settimanali per la durata di tre mesi. Tale modello è cogestito dagli operatori delle Associazioni, da persone detenute ed ex detenute in stato attuale di libertà, formando così un gruppo eterogeneo, con competenze e ruoli differenti che viene a costituire un valore aggiunto. La parte formativa prevede un processo di gruppo che si basa su due contenuti chiave: il modello della resilienza applicato alla carcerazione e il modello del patto trattamentale (tra istituzione e persona, centrato sulla consapevolezza e responsabilità nei confronti dei trattamenti offerti per la crescita individuale).

Percorsi di consapevolezza

Il personale degli Istituti Penitenziari

A Milano Bollate e a Treviso due esempio dell’offerta di Liberation Prison Project Italia rivolta la personale delle carceri e alle problematiche del loro lavoro.

Un lavoro pesante e stressante.

Il personale che opera negli Istituti di pena è sottoposto ad un lavoro molto faticoso, in condizioni di sovraffollamento, di stress connesso alla gestione di Reparti spesso molto complessi (agiti aggressivi, convivenze etniche faticose, stati depressivi…) e di deterioramento ambientale; il personale sanitario-educativo (psicologi, psichiatri, educatori) e il corpo degli agenti di polizia costituiscono un grande patrimonio di risorse che, se ben utilizzate, possono davvero fornire strumenti idonei al recupero delle persone detenute, alla prevenzione di gravi stati mentali, dell’autolesionismo, del suicidio e alla riduzione della recidiva.
In Italia, l’offerta di corsi dedicati al benessere mentale e atti a fornire strumenti idonei alla gestione delle dinamiche comportamentali è, però, piuttosto scarsa e costituisce certamente un settore che merita un ampliamento sia teorico che operativo.
La Onlus ha promosso due percorsi, di cui uno tutt’ora in corso: a Milano Bollate e a Treviso.

Milano Bollate

A partire dalla richiesta di un agente di polizia penitenziaria, nel 2013 si è tenuto un corso di 8 settimane per agenti e per educatori, “Riduzione dello stress e dei conflitti attraverso la pratica della consapevolezza” ispirato al protocollo MBSR di J. Kabat Zinn e riadattato alle esigenze contestuali.

Treviso

Attivo dagli inizi del 2015 un corso settimanale per agenti di polizia penitenziaria ed educatori.